mercoledì 29 aprile 2015

Comprendere lo scopo della vita

Il nostro scopo nella vita è inseparabilmente connesso con la nostra vera natura come esseri spirituali. Poiché, se le letture di Edgar Cayce hanno ragione, siamo stati creati da Dio come esseri spirituali, parti di Lui Stesso: “Quindi quando Lui si mosse, le anime – porzioni di Lui Stesso – ebbero origine.” [263-13] Inoltre ci dicono che “in principio, quando ci fu la creazione o il dar vita ad entità individuali, fummo fatti per essere compagni con il Padre-Dio.” [1567-2] Ciascuno di noi fu creato prima dell’avvento del mondo materiale per essere amico di Dio! Le letture di Edgar Cayce descrivono questo ruolo come niente meno che essere “co-creatori” con Dio, anime individuali a cui fu concessa la dignità di pari condizione con il Creatore Stesso.
     Siamo spesso così fissati sui nostri concetti di noi stessi come corpi che occupano uno spazio materiale che può essere difficile cogliere la piena rilevanza di questa affermazione sulla nostra natura ed origine, perché dice che la nostra vera identità individuale non si trova nei nostri corpi né nella nostra personalità, bensì nelle nostre anime eterne, che esistono da “prima dell’inizio” del tempo. Ma se il nostro vero scopo è essere compagni per Dio, perché quella consapevolezza è così lontana dalla nostra coscienza? E se la nostra natura ultima è spirituale, perché ci ritroviamo ad esistere in corpi fisici e ad identificarci con essi e col mondo materiale?
     Secondo il materiale di Cayce possiamo comprendere la condizione umana in termini di scelte che abbiamo fatto. Intrinseca alla nostra natura come figli e figlie di Dio è la capacità di scegliere. Come compagni e co-creatori con Dio ci è stato concesso il libero arbitrio che ci rende esseri responsabili. Un vero compagno lo deve essere per scelta e così, fin dall’inizio, ci è lasciata la libertà di scegliere l’unione o la separazione da Dio:
     “Poiché, com’è stato detto nei tempo passati, ogni giorno è messo davanti      a noi la vita o la morte, il bene e il male. Noi scegliamo sulla base della      nostra natura. Se la nostra volontà venisse spezzata, se ci ordinassero di      fare questo o quello o di diventare un automa, allora la nostra      individualità sarebbe persa e saremmo solo come in Lui senza coscienza –      COSCIENZA - coscienza di essere tutt’uno con Lui; con le capacità di      scegliere per noi stessi!
     Poiché POSSIAMO, come Dio, dire Sì a questo, No a quello; POSSIAMO      ordinare questo o quello nella nostra esperienza … Poiché siamo davvero      come dei lavoratori, collaboratori nella nella vigna del Signore      …”  [1567-  2]
     La stessa natura di Dio sembra determinare che noi entriamo in rapporto con Lui per scelta. Altrimenti, per definizione, non saremmo compagni e co-creatori con Lui. Saremmo soltanto degli automi, incapaci di una condizione alla pari.
     Il resoconto fornito nelle letture di Cayce prosegue facendo notare l’ovvio: abbiamo scelto la via della separazione da Dio invece della via dell’unione con Lui. A quanto pare abbiamo trovato la preoccupazione con noi stessi così allettante che non siamo disposti a mantenere la consapevolezza del nostro rapporto con Dio.

     “Quindi quell’errore nell’attività individuale – non di un altro, ma di noi      stessi, individualmente – ci ha separato da quella consapevolezza.”                                                                                                                                             [1567-2]
     Fu quando ci eravamo separati da Dio nella coscienza che Lui, nel suo infinito amore e pazienza, ci fornì la vita fisica come un modo per imparare l’uso corretto del nostro libero arbitrio:
     “Così Dio preparò la via attraverso la carne per mezzo della quale tutte le      fasi dello spirito, della mente e del corpo potessero esprimersi.” [1567-2]
     E’ nelle esperienze della vita di tutti i giorni che abbiamo l’opportunità di crescere per raggiungere la misura della nostra piena statura come co-creatori con Dio. E’ nel mondo materiale, con le sue leggi di causa e effetto, che abbiamo la possibilità di usare la nostra volontà e di imparare, attraverso l’esperienza diretta, le conseguenze (positive e negative) delle nostre scelte. Così siamo esseri spirituali a cui sono state date innumerevoli vite per crescere ed imparare. In realtà le letture di Cayce descrivono questo processo in termini di educazione:
     “Sappi che ogni soggiorno o dimora [vita] può essere paragonato a ciò      che, nella vostra esperienza mentale, avete come una lezione, come      un’educazione scolastica per gli scopi per cui ogni entità-anima entra in      un’esperienza terrestre …
     Ogni studio di ogni lezione aggiunge quindi qualche fase di sviluppo per l’anima. E ciascuna si merita quindi l’opportunità; ed è stato detto rispetto alla benevolenza dell’unione divina che non vuole che un’anima perisca o perda di vista la propria identità o si lasci sfuggire quegli scopi per cui ogni anima è entrata nell’esperienza.” [1158-5]
     In altre parole, ogni esperienza nella vita ho lo scopo ultimo di portarci più vicini a Dio. Una volta che abbiamo raggiunto la nostra maturità spirituale, possiamo, nella coscienza, ritornare al Padre nel nostro ruolo di compagno e pari.
CONNETTERE L’ESPERIENZA CON LO SCOPO ULTIMO
     Benché possa essere relativamente facile parlare dello scopo della vita nell’ampio contesto della nostra origine e del nostro destino, è una cosa del tutto diversa fare l’esperienza di quella verità nella nostra vita quotidiana. Tuttavia proprio quel bisogno dell’esperienza diretta, attraverso la scelta, del nostro rapporto con Dio è la ragione per cui siamo qui sulla Terra. Come facciamo a provare quel senso di scopo nella trama della nostra vita quotidiana? Le letture di Cayce indicano alcuni modi in cui possiamo diventare coscienti della significatività nelle situazioni della vita di tutti i giorni.
     Il punto cruciale è allenarci a ricordare che ogni esperienza (anche quella spiacevole) ci dà l’opportunità per la crescita. Qui si tratta soprattutto di sviluppare l’abitudine di ricordarsi che vi è uno scopo nella situazione attuale della propria vita.
     “Ricorda, sempre, che laddove sono esistiti ed esistono manchevolezze      nell’esperienza, quelli che sono saggi le usano come trampolini di lancio      verso il vero sviluppo; sempre meno di sé e sempre di più affinché il      corpo, la mente possa essere usata come un canale per glorificare un      Padre unificato sulla Terra … Il fatto che la terra sia stata data come un      luogo di educazione per coloro che in principio sbagliarono      nell’indulgenza verso se stessi, nell’affermazione della propria potenza,      nella glorificazione di sé, è quindi davvero un’esperienza che reca      sollievo, anche per coloro che, nella loro esperienza, trovano scompigli,      contese ed antagonismo e forze inquietanti. Se solo si svuoteranno di se      stessi, potranno diventare dei canali attraverso cui può essere      manifestato un Padre glorificato nel Figlio ... [1150-1]                                                                                                                                         
     In particolare possiamo imparare a riconoscere le opportunità di crescita nei nostri rapporti con altre persone. Tutte le persone con cui interagiamo ci offrono la crescita. Possono aiutarci e sostenerci in tempi di bisogno. Possono farci trovare di fronte ad aspetti disgustosi della nostra stessa personalità o possono offrirci la possibilità di un servizio altruistico. Nella maggior parte dei casi sembra che i nostri amici ci offrano tutte e tre le possibilità di crescita!
     “… considera i tuoi amici come la più grande delle tue opportunità.      Nessun’anima può avere così tanti amici da potersi permettere di      perderne uno solo, tuttavia ci sono degli obblighi, ci sono dei doveri che      sono legati a tali relazioni … Poiché Egli non ha voluto che alcun’anima      perisse, ma con ogni tentazione ha preparato un modo, una maniera di
     salvezza. Il più delle volte arriva attraverso i tuoi amici, i tuoi compagni e      dato che spesso questi hanno rappresentato e rappresentano un salvatore      … così, nella tua relazione e nella tua attività, devi fare di te stesso … un      aiuto, un salvatore, un’assistenza, una SPERANZA per molti.”        [1709-3]
     Per noi è importante non pensare mai che una situazione non sia “riparabile”. Cayce disse a molte persone che in qualsiasi momento potevano scegliere di trasformare i loro problemi in grandi opportunità, semplicemente cambiando il loro atteggiamento nei confronti di questi. Quale atteggiamento è importante?
     “Mantieni l’atteggiamento mentale corretto, cioè non serbare rancore, ma      sii gentile, sii affezionato, tollerante, dimostra pazienza … Sii sempre      creativo nelle tue attività. Anche questo: sii CONTENTO di avere      l’opportunità di essere vivo in questo periodo …                                    [2376-3]
     Forse il punto cruciale nella questione dell’atteggiamento è che accettiamo la responsabilità per le nostre circostanze, qualunque siano. Non dovremmo incolpare gli altri né il “destino”, bensì dovremmo sapere che facciamo continuamente l’esperienza delle conseguenze delle nostre scelte. Se accettiamo la responsabilità per le conseguenza dolorose che stiamo provando, allora diventa possibile assumere il controllo delle nostre vite e fare diversi tipi di scelte:
     “Poiché ogni anima, ogni entità continuamente affronta se stessa. E se      ogni anima volesse soltanto capirlo, quelle sofferenze che sono spesso      attribuite agli altri sono causate, per la maggior parte, da noi stessi. Sappi      che vi stai affrontando te stesso!”                                                                     [845-4]
     Infine, se abbiamo la pazienza di vedere oltre il qui e ora, possiamo collocare ogni esperienza nel contesto della nostra origine e del nostro destino. Da questa posizione privilegiata possiamo vedere le esperienze e circostanze individuali come una parte di un insieme molto più ampio, ricordando che la vita è continua e che nessuno sforzo è mai perso:
     “Ma l’entità dovrebbe – e a volte avviene – rendersi conto che la vita non      sta solo nel vivere, in un’unica esperienza. Poiché la vita continua; la vita      stessa è una coscienza, un dono di un’influenza infinita che possiamo      chiamare Dio.”                                                                                                        [2399-1]
                           da: Research Report, Understanding the Purpose of Life, A.R.E.

Un abbraccio di luce e amore Gioia
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