giovedì 11 giugno 2015

La Grande Madre nelle antiche culture (30.000 – 1000 a.C.)

La Grande Madre è una divinità femminile primordiale, presente in quasi tutte le mitologie, rappresentante la terra, la generatività, il femminile come mediatore tra l’umano e il divino.
Il culto della Grande Madre risale al Neolitico e forse addirittura al Paleolitico, se si leggono in questo senso le numerose figure femminili steatopigie ritrovate in tutto il mondo.
Venere di Willendorf (da 24.000 a 26.000 anni fa)
l periodo storico è antichissimo (dal 30.000 al 1000 a.C.): la fase più fiorente si situa dal 7000 al 3000 a.C. (Neolitico). La spiritualità della Grande Madre si rivolge verso l’aspetto femminile e materno di Dio.
La Madre Terra diventa il simbolo della Grande Madre, Dea della Natura e della Spiritualità. Fonte divina di ogni nascita dà e sostiene la vita; è a Lei che la vita ritorna per rinascere come nei cicli della vegetazione. La Dea è, in tutte le sue manifestazioni, il simbolo dell’unità di tutte le forme esistenti in natura. Il suo potere è nell’acqua, nelle pietre, negli animali, nelle colline, negli alberi, nei fiori. La grande creatività di quel periodo caratterizzò la cultura come cultura dell’arte. Templi, abitazioni, ceramiche, statuette, abitazioni, portano evidenti tracce di questo culto. Sono state rinvenute molte veneri che presentano i simboli della Dea. In esse sono incisi o dipinti semi, boccioli, germogli, uova, crisalidi e segni acquatici come rappresentazione della rinascita e rigenerazione, del divenire e della trasformazione.
Lungo le generazioni, con gli spostamenti di popoli e la crescita di complessità delle culture, le “competenze” della Grande Madre si moltiplicarono in diverse divinità femminili. Per cui la Grande Dea, pur continuando ad esistere e ad avere culti propri, assumerà personificazioni distinte, per esempio, per sovrintendere all’amore (Ishtar – Astarte – Afrodite – Venere), alla fertilità delle donne (Ecatetriforme), alla caccia (Artemide – Diana), alla fertilità delle sementa (Demetra –Cerere e Persefone – Proserpina)  analoga alla domanda dell’uomo di rinascere come il seme rinasce dalla terra.
L’area geografica analizzata riguarda Africa, America e l’Europa. In Africa la Grande Madre viene chiamata Nana e Iside; in America la Dea dall’abito di serpente;presso i Navajos e gli Apache la Estsanatlehi era la Madre di tutti gli esseri viventi che all’alba del mondo, quando si unì al sole, partorì due gemelli che sconfissero i mostri che popolavano il suolo terreste. In Asia, in areamesopotamica (V millennio AC) e in area anatolica (II millennio AC), viene adorata come NinhursagCibele, e Anahita, in Cina è chiamata Quan-Yin, in India Durga. Per l’Europa in Grecia con Gea e Athena, l’Italia con Cibele, Bona Dea, Minerva ed Uni, con l’antica Dea Mater Matuta degli etruschi, Spagna e Malta con la Dea Astarte, l’Irlanda con la Dea Brigit, la Russia con la Dea Lada ( famosa incarnazione di Lada è Matersva, la dea uccello ).
  serpentine-labirinti-reti-bande-ondulate-motivi-a-zig-zag.
Sigillo - Moldavia (Romania) 5000 a.C.
Reperti molto interessanti si trovano in Bulgaria, in Russia ed in Lombardia (Val Camuna) del 2000 a. C. dove vi sono incisioni rupestri in mezzo alla natura con evidenti simboli che appartengono al culto della Grande Madre: serpentine, labirinti reti, bande ondulate, motivi a zig-zag. Per Jung questi sono i frutti interiori che emergono dall’inconscio collettivo, il regno della spiritualità della Grande Madre. Per lui la Grande Madre è una delle potenze numinose dell’inconscio, un archetipo di grande ed ambivalente potenza,salvatrice e distruttrice degli aspetti negativi della nostra personalità, nutrice e divoratrice. delle nostre ossessioni.  Altri reperti significativi sono due statuette della Dea rinvenuti in Turchia e a Creta. In quello della Turchia, risalente al 6000 a.C., la Dea è rappresentata seduta in trono, maestosa e regale con 2 fiere accanto; le sue mani sono posizionate in modo forte e tranquillo sulla testa delle fiere.
Turchia 6000 a.C.
In quello di Creta ha in mano 2 serpenti. Il serpente era il simbolo della saggezza oracolare della Dea, infatti nell’antica Delfi la sacerdotessa che dava consigli ai capi di stato era raffigurata in associazione con il serpente. Anche il serpente era un simbolo collegato alla Grande Madre; il suo movimento verticale ascendente rappresentava la forza vitale e l’energia (la Kundalini) mentre il letargo e la muta rappresentavano il divenire e la trasformazione, l’immortalità ed il risveglio ciclico della natura. Questo tipo di cultura e di spiritualità si inserisce in una società di tipo agricolo dedito alla cura della vegetazione, dell’artigianato, del commercio. Fu un periodo di stabilità e pacifico.
1600 a.C.
Le donne erano considerate e valorizzate – regine, sacerdotesse, artigiane, membre anziane del clan – la società era di carattere egualitario. Si evidenziava un particolare rispetto verso la Madre Terra come simbolo della Grande Madre. Il potere della donna era inteso non come dominio ma come capacità di illuminare e trasformare la coscienza umana. Più tardi nell’epoca medievale tutto ciò sarà simboleggiato nel vaso femminile: il calice del Sacro Graal. Un potere, quindi, non terreno ma spirituale che si estrinseca non solo nella conoscenza e nella saggezza, ma soprattutto nella verità, nell’amore, nella giustizia. Queste qualità verranno in seguito attribuite alla Vergine Maria. La dispensatrice della nascita e la Madre Terra si fusero con la Madonna. Alla fine di questo periodo la spiritualità antica della Grande Madre gradualmente si attenuò fino a scomparire come risultato delle scontro tra culture diverse e del successivo affermarsi delle religioni patriarcali.
Seguì l’alienazione dell’uomo dalla natura e da se stesso i cui effetti sono ben evidenti nella società odierna. Per nostra fortuna il culto della Grande Madre ed i suoi simboli non sono andati perduti in quanto hanno costituito lo strato primario dell’inconscio collettivo, presenti come archetipi e visibili nelle fiabe, nei miti, nei sogni. I cicli storici non si fermano mai; e la spiritualità della Grande Madre riemerge in tutte le sue forme (ecologia ed interesse verso i temi dell’unione, dell’integrazione, della pace) a donarci speranze per il futuro ricollegandoci alle nostre più antiche radici.
Iside
Iside è spesso simboleggiata da una vacca, in associazione con la Dea Hathor, ed è raffigurata con le corna bovine, tra le quali è racchiuso ilsole. Nell’iconografia è rappresentata spesso come un falco o come una donna con ali di uccello e simboleggia il vento. In forma alata è anche dipinta sui sarcofagi nell’atto di prendere l’anima tra le ali per condurla a nuova vita. Solitamente viene raffigurata con una donna vestita, con in testa il simbolo del trono, che tiene in mano un loto, simbolo della fertilità. Frequenti anche le rappresentazioni della dea mentre allatta il figlio Horus. Il suo simbolo è il tiet, chiamato anche nodo isiaco.
Cibele

Cibele fu un’antica divinità anatolica, venerata come Grande Madre, dea della natura, degli animali (potnia theron) e dei luoghi selvatici. Cibele viene generalmente raffigurata seduta
sul trono tra due leoni o leopardi, spesso con in mano un tamburello e con su il capo una corona turrita. Il culto di Cibele, laMagna Mater dei Romani, fu introdotto aRoma il 4 aprile 204 a.C., quando la pietra nera, simbolo della dea, vi fu trasferita da Pessinuntee collocata in un tempio sul Palatino.
Anahita
Anahita era una divinità dell’antica Persia, delle sorgenti d’acqua della fertilità e della maternità. I suoi simboli erano la colomba e il pavone, era la madre diMitra, il nome con cui Zoroastro attribuiva a Dio. Il tempio selucide di Kangavar in Iran (c. 200 a.C.), è dedicato a “Anahita, l’Immacolata Vergine Madre del Dio Mitra”. La terminologia cris
tiana della vergine Maria è fortemente legata a questa dea che era insieme madre e vergine immacolata.
anahita
Anahita
Durga
Presso la religione induista, Durgā è una forma della Devi, la Madre Divina (che assume anche molte altre forme, tra cui SarasvatiParvatiLakshmiKali). È raffigurata come una donna che cavalca un leone, con numerose braccia mani che impugnano diversi tipi di armi e fanno le mudra (gesti simbolici fatti con la mano). Questa forma della Dea è l’incarnazione dell’energia creativa femminile (Shakti). Secondo il racconto del Devi Mahatmyam del Markandeya purana, la forma di Durga fu creata come dea guerriera per combattere il demoneMahishasura. Grazie ad intense preghiere a Brahma, Mahishasura ebbe la grazia di non poter essere sconfitto da alcun uomo o essere celeste. In virtù di questo potere, attaccò i Deva che andarono in aiuto della Trimurti (BrahmaViṣṇu eŚiva), ma Mahishashura sconfisse tutti gli dèi compresa la triade stessa. Scatenò un regno di terrore sulla terra, in cielo e negli inferi. Dopo diversi giorni di battaglia durante i quali l’esercito di Mahishashura venne decimato, Durga uccise finalmente Mahishashura il decimo giorno della luna piena. Questa vittoria viene ricordata nella festa del Navaratri in autunno.

Durga
Quan-In
Conosciuta In cinese Quan-In o Guan Yin, in giapponese Kannon o Kanzeon, in coreano Gwan-eum o Gwan-se-eum, in tibet come Avalokitesvara.  E’ una divinità molto venerata, soprattutto come dea della misericordia: una sua statua è presente in tutti i piccoli altari che si trovano nelle case, nei negozi e nei laboratori dei Paesi in cui il buddismo è diffuso. In tutte le lingue, il primo nome sta per “Osservatrice dei suoni del Mondo”.
Sempre in Cina, Guanyin indossa generalmente una lunga veste bianca, e spesso una collana delle famiglie reali indocinesi; nella mano destra regge una brocca d’acqua pura, e nella sinistra un ramo di salice.

Quan Yin
Una leggenda Buddhista presenta Guanyin nell’atto di far voto di non riposarsi fino ad aver liberato tutti gli esseri senzienti dal Saṃsāra. Nonostante il suo strenuo impegno, realizzò che c’erano ancora molti esseri infelici che dovevano ancora essere salvati; sforzandosi di comprendere le necessità di tanti, la sua testa si divise in undici parti. Amitabha Buddha, vedendo la situazione, gli donò undici teste con cui udire le suppliche dei sofferenti; avendole ascoltate e comprese, Avalokitesvara cercò di raggiungere e soccorrerli, ma così facendo le sue braccia si divisero i mille pezzi: ancora una volta, Amitabha venne in suo aiuto e gli assegnò mille braccia per soccorrere le moltitudini.
Gea
Gea o Gaia nella mitologia greca è la divinità femminile che impersona la Terra. La Teogonia di Esiodo racconta come, dopo il Caos, sorse l’immortale Gaia degli ampi seni, progenitrice degli dei dell’Olimpo. Da sola e senza congiungersi con nessuno ella generò Urano rappresentante il cielo stellato, l’universo.
Dunque, per primo fu Caos, e poi
Gaia dall’ampio petto, sede sicura per sempre di tutti
gli immortali che tengono la vetta nevosa d’Olimpo,
Teogonia di Esiodo (Versi 116-119)
Gaia per primo generò, simile a sé,
Urano Stellato, che l’avvolgesse tutta d’intorno,
che fosse ai beati sede sicura per sempre.
(Versi 126-132)
Alcuni studiosi credono che Gea fosse la divinità che originariamente parlava per bocca dell’Oracolo di Delfi.
Athena
Athena
Nella mitologia greca, Atena era la dea della sapienza, particolarmente della saggezza, della tessitura, delle arti e, presumibilmente, degli aspetti più nobili della guerra.
Atena ha sempre con sé la sua civetta, indossa una corazza di pelle di capra chiamata Egida donatale dal padre Zeus, ed è spesso accompagnata dalla dea della vittoriaNike. Quasi sempre viene rappresentata mentre porta un elmo ed uno scudo cui è appesa la testa della Gorgone Medusa, dono votivo di Perseo.
Non ebbe mai alcun marito od amante, e per questo era conosciuta come Athena Parthenos (La vergine Atena), da cui il nome del più famoso tempio a lei dedicato, il Partenonesull’acropoli di Atene. Dato il suo ruolo di protettrice di questa città, è stata venerata in tutto il mondo greco anche come Athena Polis (Atena della città). Il suo rapporto con Atene era davvero speciale, come dimostra chiaramente la somiglianza tra il suo nome e quello della città.
Minerva
Minerva fu la divinità romana della guerra, e la protettrice degli artigiani. La figura di Minerva deriva da quella di Atena, suo corrispettivo nella mitologia greca.
Publio Ovidio Nasone la definì divinità dai mille compiti. Minerva fu adorata in tutta l’Italia, nonostante solo a Roma assumesse un aspetto da guerriera. Viene solitamente raffigurata mentre indossa una cotta di maglia ed un elmo, completa di lancia.

Minerva
Astarte
Astarte fu una dea venerata nell’area semitica nord-occidentale. Astarte era la Grande Madre fenicia e cananea, sposa di Adone, legata alla fertilità, alla fecondità ed alla guerra e connessa con l’Ishtar babilonese. I maggiori centri di culto furono Sidone, Tiro e Biblo. Era venerata anche a Malta, a Tharros in Sardegna, ed Erice in Sicilia, dove venne identificata con Venere Ericina. Suoi simboli erano il leone, il cavallo, la sfinge e la colomba.
Brigid
La celtica Brigid era una triplice dea sposa di Dagda, potente signore della fertilità. Egli era il dio dell’abbondanza in quanto il suo magico calderone dava sostentamento, non solo materiale ma anche spirituale, a tutti i popoli della Terra, essendo custode del sapere infinito.
Questo portentoso oggetto fa parte della tradizione di molte culture antiche, come quella asiatica, per esempio, secondo cui esso è il “progenitore” del Graal. Si narra, infatti, che alcuni messaggeri degli dei, forse angeli, sarebbero scesi dal cielo e fermatisi nel deserto avrebbero insegnato agli uomini tutto ciò che sapevano, facendoli partecipi della loro cultura superiore. Prima di partire, avrebbero lasciato quattro oggetti magici: una pietra, un calderone, una lancia e una spada, che sono rispettivamente la pietra nera de la Ka’ba, la spada di Re Artù, il Graal e la lancia di Longino.
Aveva altre due sorelle, anche loro chiamate Brigid, considerate come una sola triplice Dea. Brigid era associata al sacro fuoco perpetuo. Il suo culto è sopravissuto come Santa Brigida. La figura della Signora del lago nel ciclo di Re Artù potrebbe essere ispirata a Brigid.
La dea Brigid aveva come oggetti sacri a lei dedicati la coppa, la ruota del filatoio e lo specchio. La coppa era il simbolo dell’abbondanza ed anche il ventre da cui ha origine tutto il creato, il filatoio simboleggiava il centro del cosmo, la ruota delle stagioni e la durata della vita degli uomini.
I suoi animali totemici erano in primis i serpenti come simbolo di della vita che si rigenera, il gallo che annunciava il nuovo giorno e la mucca immagine della fertilità per antonomasia (fonte).
La spiritualità della Grande Madre è oggi presente in 100 paesi del mondo per merito di Shri Mataji che il 5 maggio 1970 ha permesso il risveglio dellaKundalini a livello collettivo, l’energia spirituale materna che tutto sostiene e tutto comprende.
Attraverso Sahaja Yoga (fondato e sviluppato da Shri Mataji) ognuno può mantenere risvegliata questa energia fonte di benessere, equilibrio ed armonia. L’archetipo della Grande Madre si è destato dal suo millenario letargo e, grazie a Shri Mataji, è completamente attivo e pronto a manifestarsi in tutta la sua bellezza e potenza.                                                                                                                                                                      

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Perdono: come liberarsi da rancori e amarezza

Quando qualcuno che vi è caro vi ferisce, voi potete covare rabbia, risentimento e pensieri di vendetta oppure abbracciare il perdono e andare avanti.
Quasi ognuno di noi è stato ferito dalle azioni o parole di qualcun altro. Vostra madre ha criticato le vostre capacità di genitore. Un vostro amico ha spettegolato su di voi. Il vostro partner ha una storiella. Queste ferite possono lasciare in voi sentimenti duraturi di rabbia, amarezza e persino vendetta. Ma se voi non praticate il perdono, voi potreste essere i soli a pagare caramente.Abbracciando il perdono, voi abbracciate la pace, la speranza la gratitudine e la gioia.
Sì, ma come perdonare
Qui, Katherine M. Piderman, Ph.D., cappellano del personale al Mayo Clinic, Rochester, Minn., discute il perdono e come esso può guidarvi nel cammino del benessere fisico, emozionale e spirituale.
Cos’è il perdono?
Non c’è definizione del perdono. Ma in generale, il perdono è una decisione di lasciar andare risentimento e pensieri di vendetta. Perdono è l’atto di slegare voi stessi da pensieri e sentimenti che vi legano all’offesa commessa contro di voi. Questo può ridurre il potere che questi sentimenti hanno altrimenti su di voi, così che voi potete vivere una vita più libera e più felice nel presente. Il perdono può anche condurre a sentimenti di comprensione, empatia e compassione per la persona che vi ha ferito.
Perdonare qualcuno significa che voi state dimenticando o condonando quello che è successo?
Assolutamente no! Perdonare non è lo stesso che dimenticare quello che vi è successo. L’atto che vi ha ferito o offeso può rimanere per sempre una parte della vostra vita. Ma perdonare può allentare la presa su di voi e aiutarvi a focalizzare su altre, positive parti della vostra vita. Perdonare non significa nemmeno che voi negate la responsabilità dell’altro nell’avervi offeso. E non minimizza e giustifica l’errore. Voi potete perdonare la persona senza scusare l’atto.
Quali sono i benefici di perdonare qualcuno?
I ricercatori si sono interessati nello studiare gli effetti di avere attitudine a non perdonare e a perdonare. La prova si basa sul fatto che mantenere rancori e amarezza risulta in problemi di salute a lungo termine. Il perdono, d’altro canto, offre numerosi benefici, inclusi:
* pressione sanguigna più bassa 
* riduzione dello stress 
* meno ostilità 
* capacità di gestire meglio la rabbia 
* più basso ritmo cardiaco 
* più basso rischio di abuso di droghe e alcol 
* minori sintomi di depressione 
* minori sintomi di ansietà 
* riduzioni di dolori cronici 
* più amicizie 
* relazioni più sane 
* maggiore benessere religioso e spirituale 
* migliorato benessere fisiologico
Perché noi tratteniamo rancori e diventiamo risentiti e non perdoniamo?
Le persone che è più probabile ci possano ferire sono proprio quelle più vicino a noi – i nostri partner, amici, fratelli e genitori. Quando siamo feriti da qualcuno che amiamo o confidiamo – sia che si tratti di una bugia, un tradimento, un rifiuto un abuso o un insulto – può essere estremamente difficile da superare. Anche la minima offesa può portare a grandi conflitti.
Quando voi patite un’offesa dalle azioni o le parole di qualcuno, sia che sia intenzionale o no, voi potete cominciare a percepire sentimenti negativi come rabbia, confusione o tristezza, specialmente quando è qualcuno vicino a voi. Questi sentimenti possono essere ridotti all’inizio. Ma se voi non li affrontate subito, essi possono diventare più grandi e più potenti. Essi possono pure cominciare a prevalicare sui sentimenti positivi. Rancore nutrito da risentimento, vendetta e ostilità prendono piede quando vi soffermate su eventi o situazioni penose, che si ripresentano nella vostra mente molte volte.
Subito, voi potete ritrovarvi ingoiati dalla vostra stessa amarezza o senso di ingiustizia. Voi potete sentirvi intrappolati e potete non vedere la via d’uscita. È molto duro lasciar andare i rancori a questo punto e invece voi potete rimanere pieni di risentimento e incapaci di perdonare.
Come faccio a sapere quando è tempo di provare a perdonare?
Quando noi tratteniamo dolori, vecchi rancori, amarezza e persino odio, molte aree della nostra vita possono risentirne. Se noi non perdoniamo, siamo noi stessi a pagarne il prezzo all’infinito. Noi possiamo arrivare a portare la nostra amarezza e la rabbia in ogni relazione e nuova esperienza. Le nostre vite possono essere così inviluppate nel male da impedirci di gioire nel presente.Altri segni che possano invogliare a perdonare sono:
* soffermarsi sugli eventi che circondano l’offesa 
* sentire da altri che voi fate la vittima o che sguazzate nell’autocommiserazione 
* essere evitato da famiglia e amici perché non gradiscono la vostra compagnia 
* avere scoppi di rabbia alla più piccola mancanza di rispetto
* sentirsi spesso incompreso 
* bere eccessivamente, fumare o usare droghe per provare a tenere a bada il dolore 
* avere sintomi di depressione o ansietà 
* essere consumati da desideri di vendetta o punizione 
* pensare automaticamente il peggio di persone o situazioni 
* rimpiangere la perdita di una preziosa relazione 
* sentire che la vostra vita non ha senso 
* sentirsi in conflitto con i vostri credo religiosi o spirituali
la linea di fondo è che voi spesso rischiate di sentirvi miserabili nella vostra vita attuale.
Come posso raggiungere lo stato del perdono?
Il perdono è un impegno per un processo di cambiamento. Esso può essere difficile e può prendere tempo. Ognuno si muove verso il perdono in modo un po’ differente. Un passo è riconoscere il valore del perdono e l’importanza nelle nostre vite ad un dato tempo. Un altro è di riflettere sui fatti della situazione, come abbiamo reagito e come questa combinazione ha condizionato le nostre vite, la nostra salute e il nostro benessere.
Poi, come siamo pronti, noi possiamo attivamente scegliere di perdonare colui che ci ha offeso. In questo modo, noi ci tiriamo fuori dal ruolo di vittima e scarichiamo il controllo e il potere che la persona e la situazione che ci hanno recato offesa hanno avuto sulle nostre vite.
Perdonare anche significa che noi cambiamo vecchi schemi di credo e azione che sono pilotati dalla nostra amarezza. Come noi lasciamo andare rancori, noi non delimiteremo più le nostre vite da come siamo stati feriti, e potremmo persino trovare compassione e comprensione.

Che succede se io non posso perdonare qualcuno?
Perdonare può essere una gran bella sfida. Può essere particolarmente difficile perdonare qualcuno che non ammette il torto o che non accenna ad un pentimento. Tenete in mente che il beneficiario primo del perdono siete voi stessi. Se vi sentite bloccati, può essere utile prendere del tempo, parlare con una persona che voi considerate saggia e compassionevole, come una guida spirituale, un assistente sociale o un imparziale membro della famiglia o amico.
Può anche essere utile riflettere sulle volte che voi avete ferito altri e su quelli che hanno perdonato voi. Se voi ricordate come vi siete sentiti, può aiutarvi per capire la posizione della persona che vi ha ferito. Può anche essere utile pregare, usare meditazioni guidate. In ogni caso, se l’intenzione di perdonare è presente, il perdono verrà a tempo debito.
Il perdono garantisce la riconciliazione?
Non sempre. In alcuni casi, la riconciliazione può essere impossibile perché chi ha offeso è morto. In altri casi, la riconciliazione può non essere appropriata. Specialmente se voi siete stati attaccati o assaltati. Ma anche in quei casi, il perdono è ancora possibile, persino se non lo è la riconciliazione.
D’altro canto, se l’evento penoso ha coinvolto un membro della famiglia o un amico prezioso, il perdono può portare alla riconciliazione. Questo può non accadere subito, dato che entrambi potreste aver bisogno di tempo per ristabilire la fiducia. Ma alla fine, la vostra relazione può certo essere quella che è ricca e soddisfacente.

Che succede se io devo interagire con la persona che mi ha ferito ma io non voglio?
Queste situazioni sono difficili. Se la ferita coinvolge un membro della famiglia, potrebbe essere non sempre possibile evitarlo completamente. Potreste essere invitato alla stessa riunioni di famiglia, per esempio. Se voi avuto raggiunto lo stato di perdono, voi potrete essere capaci di gioire queste riunioni senza coltivare le vecchie ferite. Se voi non avete raggiunto il perdono, queste riunioni possono essere tese e stressanti per ognuno, in particolare se altri membri della famiglia hanno preso delle parti nel conflitto.
Come gestire tale situazione? Primo, ricordate che voi avete una scelta se frequentare o meno raduni familiari. Rispettate voi stessi e optate per la soluzione migliore. Se voi scegliete di andare, non siate sorpresi di provare imbarazzo e persino sentimenti più intensi. È importante tenere a bada questi sentimenti. Voi non vorrete certo che essi vi inducano ad essere ingiusti o scortesi in ritorno a ciò che vi è stato fatto.
Anche, evitate di bere troppo alcol come espediente per intorpidire i vostri sentimenti o sentirvi meglio – è probabile che vi si ritorca contro. E tenete cuore e mente aperti. Le persone cambiano e forse la persona che vi ha offeso vorrà scusarsi o rimediare. Anzi potrete scoprire che la riunione vi da modo di farvi avanti a perdonare.
Come faccio a sapere quando ho veramente perdonato qualcuno?
Il perdono può risultare in parole dette con sincerità come “ti perdono” o azioni tenere che mettano a posto la relazione. Ma più che questo, il perdono porta ad un tipo di pace che vi aiuta ad andare avanti con la vita. L’offesa non è più al centro dei vostri pensieri o sentimenti. La vostra ostilità, risentimento e infelicità hanno fatto strada a compassione, gentilezza e pace.
Inoltre ricordate che il perdono non è una cosa che avviene di botto. Esso comincia con la decisione, ma poiché la memoria o un altro set di azioni o parole possono provocare vecchi sentimenti, avrete bisogno di ricorrere al perdono più volte.
E se la persona che sto perdonando non cambia?
Far si che l’altra persona cambi comportamento non è il punto del perdono. Infatti, la persona non è detto che cambi atteggiamento o si scusi per l’offesa. Pensate al perdono piuttosto come un modo per cambiare la vostra vita – portando a voi stessi più pace, felicità e benessere emozionale e spirituale.
Il perdono sottrae all’altra persona il potere di continuare a influenzare la vostra via. Attraverso il perdono, voi scegliete di non considerare più voi stessi una vittima.
Il perdono è prima di tutto fatto per voi stessi e meno per la persona che vi ha fatto del male.
E se invece sono io ad aver bisogno di perdono?
Sarebbe bene spendere del tempo per pensare all’offesa che avete commesso e provare a capire l’effetto che ha avuto su altri. A meno che ciò non provochi più danno e sofferenza, considerate di ammettere il male che avete fatto a coloro che avete ferito, parlando del vostro sincero pentimento e chiedendo perdono – senza dare delle scuse.
Ma se questo sembra poco saggio perché può portare altro danno o sofferenza, meglio non farlo – non è che voi chiedete scusa per sentirvi meglio. Non vogliate aggiungere sale sulla ferita dolente. Inoltre tenete a mente che non potete forzare qualcuno a perdonarvi. Essi avranno bisogno del loro tempo per perdonare.
In ogni caso, noi dovremmo impegnarci a perdonare noi stessi. Mantenere risentimento verso sé stessi può essere deleterio nello stesso modo come mantenere risentimento verso qualcun altro. Rendetevi conto che un comportamento mediocre o degli sbagli non fanno di voi un essere cattivo o inutile.
Accettate il fatto che voi – come chiunque altro – non siete perfetti. Accettate voi stessi a dispetto dei vostri sbagli. Ammettete i vostri errori. Cercate di trattare altri con compassione, empatia e rispetto. E ancora, parlare con una guida spirituale, un assistente sociale o un amico/parente fidato può essere utile.
Il perdono di voi stessi o di altri, sebbene non facile, può trasformare la vostra vita. Invece di indugiare nel senso di ingiustizia e vendetta, invece di sentirsi arrabbiati o amareggiati, voi potete volgervi verso una vita di pace, compassione, gioia e gentilezza.

mercoledì 3 giugno 2015

Armando Spedicato un anima molto bella e profonda da seguire e leggere con molta attenzione le notizie che posta perche possono essere molto utili


Una bella chiaccherata con un'altra anima .. chissa' se puo' esservi utile.. Emoticon heart

ARM - hola a te ... S

S - Caro

ARM - si e' cosi noi siamo nel tutto ..
...tutto ci parla .. tutto e' in sicronia con noi e noi con il tutto ...

S - Quindi l' universo sarebbe come un corpo umano. Noi siamo cellule di esso?
armando - cosi' in micro cosi' e in macro ..

S - Ecco perché ne captiamo l' essenza. Ma perché non tutti ne sono capaci e perché non sempre come se si trattasse di un normale flusso

ARM - noi siamo cellule divine che stanno sognando di essere d-io ..

S - Certo capisco .. Ma la verità assoluta qual' è?

ARM - sono immersi in una matrix creata appositamente per tenerci a bada in cicli karmici per rubare la ns energia

S - Potremmo mai noi cellule elementari capirla?

ARM - si che possiamo ... e' tutto descritto in ogni ns cellula divina

S - Com' è possibile e a che scopo questo "blocco "

ARM - solo che molti lo hanno dimenticcato e vivono in una maya creata da altr finti dei .,..

S - Ha a che fare forse con il passaggio di livello? Mi riferisco al blocco

ARM - a che fare con le vibrazioni

S - Ok

ARM - ognuno vibra in modo differente

S - Ah!

ARM - quando in noi troviamo la giusta armonia cadono i vari blocchi o veli
che bloccano

S - Perché a volte non ricordo altre si invece i contatti con le altre sfere o frequenze?

ARM - manca l'armonia ... non c'e' la giusta vibrazione ..ancora

S - Ok Cosa posso fare per raggiungere l' equilibrio?

ARM - quando ci sono interferenze che sono di origine non terreste che deviano le ns vibrazioni ci blocchiamo .. ci rendiamo vittime e complici di queste stesse interferenze .. basta ritrovare la giusta armonia in noi e vedremo le cose sotto un'altra visione .. vedremo anche le varie sincronicita' che ci parlano ..
queste entita' dimensionali .. create a doc per fare questo si nutrono delle nostre enegie per essere in questo piano e anche per non essere ma derubarci ... queste finti dei .. cosi denominati sono altre creazioni che la mente divina ha messo come blocchi per poi farceli superare ... non dimentichiamo che noi stiamo vivendo in sogno non nostro ,,,

S - Ma queste interferenze che percepisco tra l' altro mi spaventano a volte soprattutto la sera mentre altre volte le sento come se non mi possono intaccare
Capito
Come fai a riconoscere una eggregora da una visione veritiera?
Ci sono dei campanelli d' allarme?
Quando possiamo considerare verità quello che ci viene detto o mostrato?

ARM - e' tutto un eggregora .-. sono alimentate dai ns pensieri .. che anche altri fanno e continuano a crescere nell'etere stesso..

S - Lo immaginavo - Quindi la verità?

ARM - la verita' e' dentro ognuno di noi ... basta ricercala e acoltare ma non solo con le orecchie ma con anche altri sensi .. che abbiamo .. intuito ..sesto senso ..

S- Non è semplice
Non tanto il fatto di sentire la nostra verità. Ma la mia ricerca è se esiste una verità globale per tutti
Non credo a testi scritti da uomini per intenderci. Quella è una delle tante false verità

ARM - ognuno con il suo grado di vibrazione trova la sua di verita' appunto non siamo tutti uguali e non pensiamo tutti alla stessa manielra ma quando raggiungiamo le giusta armonia vedi che le cose che ognuno di noi crea e pensa si avvicinano moltissimo ...

S - Ma tu credi che ci sia un Dio creatore? Io penso che la verità sia più profonda
Meraviglioso
Perché se tu credi sia vero l' anima si incarna per trasmettere al Proprio Io Superiore. Non può trarre già informazioni dal " cosmo"

ARM - e chi dice che non lo fa' .. gia..
l'anima sa' gia' molte piu' cose di noi ... chiedi Emoticon wink
anima e' capace di essere l'informazione .. anche tra altre anime ...

S - Sì sicuramente! Ma perché? Che importanza può avere un' anima?

ARM - si chiama coscienza globale

S - Bene

ARM - conosci l'effetto 100 scimmia ???

S - Io immagino il tutto come un uomo e quello che avviene al suo interno...
Sì lo conosco - E così anche dal nostro DNA

ARM - ecco e' cosi' che noi comunichiamo ( anima e anima ) .. Emoticon heart

S - Noi ereditiato il DNA dei nostri Avi

ARM - il ns dna cambia in base alle vibrazioni che esso ha ..
le assorbe

S - Tanto che ho potuto vedere la mia bisnonna mai conosciuta. Probabile che si trattasse di un ricordo di mio padre o mia nonna
Cambia dunque come fosse acqua sotto sollecitazioni?

ARM - noi siamo qui in questo spazio tempo per definire anche i loro sogni .. paure ansie .. gioie.. dolori.. irrisolti...

S - Davvero?

ARM - una volta risolti possiamo andare oltre

S - Come fai tu?

ARM - si ho fatto molto lavoro su di me sui miei antenati ..

S - Io mi stupisco a vedere mio figlio che sa molte cose e si mette a meditare e dire che le maestre non capiscono la sua irrequietezza

ARM - quanti anni ha ???

S - La psicologa dice che ha un intelligenza e un amore che va oltre il normale
Dice che è una mente brillante - 9 anni
Da risposte che mi lasciano a bocca aperta. Lui spiega a me insomma
La più grande 12 anni. Speciale! Mi parlava da prima che nascesse...

ARM - tu hai un figlio cristallo https://armysoftport.wordpress.com/2015/05/18/bambini-cristallo/
BAMBINI CRISTALLO
LA VIA DEI PORTATORI DI PACE CRISTALLO il bambino interiore I bambini Cristallo rappresentano il passo successivo dell’evoluzione umana, la loro missione è quella di completare il lavoro iniziato...

S - Ho letto sul tuo Blog già qualcosa. Approfondire questa lettura. Grazie

ARM ok grazie Emoticon heart
ora ti lascio .. e un abbraccio .. Emoticon heart

S - Intanto leggo il tuo link
Grazie di cuore! Buona notte caro!
Sei speciale! 😇

ARM - di nulla figurati grazie a te della bella chiaccherata Emoticon heart
anche tu lo sei Emoticon smile
 — con Domenico Shivaya NoviFlavia Vallega KrystaelCarolina Janu e altri 46



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lunedì 1 giugno 2015

MESSAGGI DI RISVEGLIO

Perché le persone che si risvegliano e che vedono la luce non riescono mai a mostrare la luce al mondo? Perché vengono presi per matti e al limite dell'assurdoeliminati?
La risposta ce la da Platone.
Il mito della caverna di Platone
Secondo il mito della caverna coloro che sono privi della filosofia (i dormienti, in genere coloro che sono all'oscuro della verità) sono paragonabili ai prigionieri di una caverna (nati e cresciuti dentro questa caverna) vincolati a guardare in una sola direzione perché sono legati a terra, con un fuoco dietro le spalle e un muro di fronte. Tra loro e il muro non vi è nulla; tutto ciò che essi vedono sono le proprie ombre, e quelle degli oggetti dietro di loro, proiettate sul muro dalla luce del fuoco (tra loro e il fuoco vi è un muretto tramite il quale alcuni uomini sporgono piante oggetti e animali, la cui ombra viene proiettata sul muro di fronte i prigionieri). Inevitabilmente essi considerano queste ombre come reali e non hanno nozione degli oggetti a cui sono dovute.
Infine qualcuno riesce a fuggire dalla caverna e a vedere la luce del sole (al contatto con la luce colui che fugge prova un forte dolore agli occhi); per la prima volta vede le cose reali e si rende conto che fino a quel momento è stato ingannato dalle ombre.
Il filosofo (colui che trova la verità) sentirà che è suo dovere, verso coloro che prima erano suoi compagni di prigionia, insegnar loro la verità e mostrar loro la strada per uscire. Ma troverà molto difficoltà nel persuaderli (perché dovrà spiegare una realtà che loro non immaginano nemmeno, che vi è una natura, il sole, il cielo ecc..) e sembrerà loro più stupido che non prima della fuga, ma non solo, nel caso in cui provasse a portarli fuori questi al contatto con la luce proverebbero il medesimo dolore dovuto al bagliore del sole, e rifiuterebbero l'invito ad uscire, a conoscere.
Dunque capite, che la verità è qualcosa di molto scomodo per coloro che sono abituati a vivere "al buio". Il risvegliato, il filosofo, verrà quindi deriso e preso per matto perché nel tentativo di spiegar loro una realtà, che questi nemmeno riescono ad immaginare, non solo sembrerà goffo e stupido, ma darà l'impressione ai prigionieri di volerli allontanare da una realtà, che per quanto falsa, è per loro ormai abitudine, sicurezza.
::Fabiano Rastelli, Messaggi di risveglio::
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